Pillole

Cari fratelli in Cristo, voglio anticipare la pillola per domani….

oggi vorrei condividere con voi una riflessione su un termine del quale spesso deformiamo il significato: l’obbedienza.

La parola deriva dal latino oboedire, tradizionalmente ricondotto a ob-audire: porgere l’orecchio, mettersi in ascolto. Già nella sua origine, dunque, l’obbedienza non indica una semplice esecuzione materiale, ma un ascolto attento, disponibile e capace di coinvolgere l’intera persona.

Obbedire non significa compiere passivamente ciò che viene detto, come se il discepolo fosse un automa. Significa accogliere la parola ricevuta, comprenderne sempre più profondamente il significato, lasciare che essa raggiunga l’intelligenza, converta la volontà e prenda forma nella vita.

Cristo ce lo mostra chiaramente nella parabola dei due figli. Il padre manda entrambi a lavorare nella vigna. Il primo risponde: «Non ne ho voglia», ma poi, ravvedutosi, vi si reca. Il secondo risponde rispettosamente: «Sì, signore», ma non va.

Chi dei due obbedì veramente?

Non colui che pronunciò il proprio sì, ma colui che lasciò che la parola del padre penetrasse dentro di lui, mutasse la sua decisione e diventasse azione.

Il primo figlio inizialmente udì, ma resistette. Poi comprese, si ravvide e andò nella vigna. Il secondo possedette la forma esteriore dell’obbedienza, ma ne rifiutò la sostanza: ascoltò il suono della voce, offrì parole rispettose, ma non compì la volontà del padre.

L’obbedienza, dunque, non si misura soltanto dalla rapidità con cui diciamo «sì», né dalla deferenza delle nostre parole. Si misura dalla fedeltà con cui ciò che abbiamo ascoltato prende carne nella nostra esistenza.

Mettersi alla scuola di Cristo significa proprio questo: ob-audire. Porgere l’orecchio al Figlio, attraverso il quale Dio ci parla; accogliere la Sua Parola; lasciarsi interrogare, correggere e trasformare da essa.

Non sempre comprenderemo immediatamente tutto ciò che Dio ci domanda. Talvolta la fiducia precede la piena comprensione. Ma il discepolo non rinuncia a comprendere: ascolta, si affida, mette in pratica e, attraverso la pratica fedele, penetra sempre più profondamente il senso di ciò che ha ricevuto.

La verità ascoltata deve diventare verità vissuta.

Perché soltanto ciò che viene praticato può essere realmente interiorizzato; e soltanto ciò che ha cominciato a trasformarci può essere insegnato agli altri senza ridursi a una nozione ripetuta.

Non si insegna veramente ciò che si è soltanto udito.

Si insegna ciò che si è accolto.

Ciò che si è vissuto.

Ciò che ha convertito la nostra intelligenza e la nostra volontà.

Ascoltare, comprendere, praticare e insegnare: questo è il cammino del discepolo.

È così che l’obbedienza smette di essere esecuzione servile e diventa sequela filiale.

È così che ci mettiamo davvero alla scuola di Cristo.