Le domande di ognuno
Una breve riflessione di fede, dottrina e vita spirituale proposta ai lettori di Traditio.
Pillole
Cari fratelli in Cristo,
il Catechismo maggiore di san Pio X ci consegna, con poche parole, il senso intero della nostra esistenza:
«Dio ci ha creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra, in Paradiso».
In questa risposta sono racchiuse le domande che accompagnano ogni uomo: da dove veniamo, perché esistiamo, quale significato abbia la nostra vita e verso quale meta siamo diretti.
Non siamo venuti al mondo per caso, né siamo chiamati a inventare da soli il nostro fine. Siamo stati creati da Dio e per Dio. Il nostro cuore può cercare soddisfazione nel possesso, nel riconoscimento, nel potere, negli affetti o nei progetti; ma nessuna creatura può colmare interamente il desiderio di infinito posto dentro di noi.
Siamo stati creati anzitutto per conoscere Dio. Non per costruirne un’immagine secondo i nostri gusti, ma per accogliere la verità che Egli ha rivelato. Conoscere Dio significa ascoltare la Sua Parola, studiare la fede, contemplare la Sua opera e lasciare che la verità corregga le nostre idee.
Ma conoscere non basta. Si può possedere una grande cultura religiosa e avere il cuore lontano da Dio. La conoscenza deve condurre ad amarlo. Non a un amore soltanto sentimentale, ma a quell’amore che desidera unirsi alla volontà dell’Amato e che accetta di essere trasformato da Lui.
E l’amore, quando è vero, diventa servizio. Non possiamo dire di amare Dio se poi tutta la nostra vita rimane ordinata soltanto a noi stessi. Servirlo significa offrirgli il nostro tempo, le nostre capacità, il nostro studio, il nostro lavoro e la nostra vocazione; significa riconoscere Cristo anche nei fratelli che ci vengono affidati.
Sant’Ignazio di Loyola ci insegna che tutte le realtà create devono essere accolte tanto quanto ci conducono a questo fine e lasciate tanto quanto ce ne allontanano. Le creature sono doni e strumenti, non sono Dio. Anche una cosa buona, se amata senza ordine, può diventare una catena.
Questa verità costituisce anche il cuore della nostra Compagnia. Studiamo per conoscere la verità; insegniamo perché essa possa essere conosciuta; serviamo affinché la conoscenza diventi amore e l’amore conduca le anime a Dio.
Studere ad docendum, docere ad serviendum.
Studiare per insegnare, insegnare per servire.
Ma lo studio, l’insegnamento e il servizio non sono il fine ultimo. Sono la strada.
Il fine è Dio.
Conoscerlo nella verità.
Amarlo con tutto il cuore.
Servirlo nella vita presente.
E goderlo eternamente nella vita futura.