Pillole

Cari fratelli in Cristo,
oggi vorrei condividere con voi una riflessione severa, ma necessaria.

La vita cristiana ha bisogno di ferro ardente nelle carni.

Non un ferro contro le persone, non un ferro mosso dall’odio, dalla superbia o dal desiderio di condannare. Ma quel ferro spirituale che brucia ciò che corrompe l’anima: il lassismo, la frivolezza, la vanità, la paura della verità, la fede ridotta a comodità, la volontà indebolita, il sacrificio svuotato.

Ci sono momenti in cui la vita cristiana non può essere addolcita fino a diventare innocua. Ci sono momenti in cui bisogna lasciare che Dio tagli, bruci, purifichi. Perché una fede che non accetta di essere purificata diventa facilmente abitudine; una volontà che non accetta di essere educata diventa capriccio; un sacrificio che perde il suo centro diventa solo gesto esteriore.

La Chiesa non ha bisogno di una durezza senza amore, né di una dolcezza senza verità. Ha bisogno di anime disposte a lasciarsi purificare da Cristo, a riconoscere ciò che in esse è molle, falso, vano, disordinato. Nessuno può parlare seriamente di rinnovamento cristiano se non accetta prima la propria conversione.

Ma il ferro non è il fine.

Il fine è Cristo.

Questo va detto con chiarezza, perché anche lo zelo può ammalarsi. Non dobbiamo sacralizzare l’austerità, né trasformare la durezza in una virtù assoluta. La sofferenza non è santa semplicemente perché fa male. La croce non diventa più cristiana solo perché la rendiamo più pesante.

Cristo ha detto: «Prendi la tua croce e seguimi».

Non ha detto: venerala come se fosse il fine ultimo.
Non ha detto: appesantiscila per sentirti più santo.
Non ha detto: cercane un’altra, più dura, per dimostrare qualcosa a te stesso o agli altri.
Ha detto: prendila e seguimi.

La croce cristiana è reale. Nasce dalla vocazione, dal dovere, dalla fedeltà, dalla verità, dalla vita concreta. È quella che il Signore permette nel cammino di ciascuno e che siamo chiamati ad assumere senza fuggire. Non va evitata per comodità, ma non va nemmeno caricata di pesi inutili per orgoglio ascetico.

Perché anche l’austerità può diventare vanità. Anche il sacrificio può diventare teatro. Anche il rigore, se perde Cristo, può diventare una maschera dell’ego.

La via di Cristo è una, ma non è uniforme. È irripetibile in ciascuno di noi. Ognuno riceve una chiamata, una misura, un compito, una forma di servizio. Cristo non fabbrica copie. Chiama persone.

Perciò non siamo chiamati a imitare la croce degli altri, né a costruirci una santità artificiale. Siamo chiamati a riconoscere la nostra strada e a percorrerla senza vigliaccheria, senza vanità e senza menzogna.

Il ferro purifica.
La croce forma.
Ma solo Cristo salva.